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Paragrafo   4   .   L'indipendenza  del   Belgio   e   il   fallimento

dell'insurrezione in Polonia.

     
Gli  avvenimenti  francesi del luglio 1830 furono accolti  con  grande
entusiasmo dai liberali europei, sia perch essi segnavano, di  fatto,
un'irrimediabile  frattura nel blocco degli  stati  conservatori,  sia
perch  il  nuovo  governo francese, presieduto da  Jacques  Laffitte,
dichiarando  ufficialmente  la  sua  volont  di  far  rispettare   il
principio del non intervento, aveva lasciato intendere che la  Francia
era   disponibile  a  sostenere  concretamente  i  movimenti  liberali
europei.
     In  questo  clima  di  rinnovata spinta  riformatrice  una  prima
sollevazione  si verific nel regno dei Paesi Bassi. Qui gli  olandesi
godevano di una posizione di forza: ad essi erano affidate le pi alte
cariche  civili  e militari; il sovrano sosteneva la  loro  religione,
quella calvinista, e non quella cattolica, seguita dalla maggior parte
dei belgi; la lingua ufficiale era l'olandese. Tutto ci suscitava  in
Belgio   una   diffusa  aspirazione  all'indipendenza,  che   si   era
rafforzata,  negli anni dello sviluppo industriale,  in  seguito  alla
formazione  di una potente ed attiva borghesia, i cui interessi  erano
ostacolati da una politica economica nettamente favorevole ai mercanti
olandesi.
     Il  25  agosto 1830 a Bruxelles scoppi un tumulto popolare,  che
scaten l'insurrezione in tutto il Belgio, cui segu la formazione  di
un  governo  provvisorio  e  la  proclamazione  dell'indipendenza.  Il
sovrano  chiese l'aiuto delle potenze europee, ma ottenne  un  rifiuto
per  la  decisa ostilit di Francia e Inghilterra. L'indipendenza  del
regno del Belgio fu riconosciuta ufficialmente nel gennaio del 1831, e
la corona fu attribuita a Leopoldo di Sassonia Coburgo.
     Anche  in  Polonia,  la politica reazionaria, attuata  dallo  zar
Nicola primo, aveva suscitato un'opposizione vasta, ma debole a  causa
delle   divisioni  interne.  Mentre  la  nobilt  terriera   intendeva
difendere  soprattutto  i  propri  privilegi,  la  piccola   e   media
borghesia,  in particolare gli ufficiali e i sottufficiali, aspiravano
all'indipendenza;  le frange liberali pi avanzate sostenevano  infine
la necessit di riforme sociali, come la spartizione dei latifondi tra
i contadini.
     A  Varsavia,  nel  novembre  1830,  scoppi  una  rivolta  tra  i
militari  mobilitati  dallo  zar per intervenire  contro  gli  insorti
belgi. Dopo un iniziale successo, i rivoltosi dovettero affrontare  le
truppe  russe.  Essi  speravano  nella  solidariet  internazionale  e
soprattutto nell'aiuto della Francia; questa per, con il nuovo e  pi
moderato  governo  presieduto da Casimir  Prier,  aveva  assunto  una
posizione di assoluta neutralit. Ogni altro sostegno esterno era
     
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     impedito  dal  blocco  delle  frontiere,  attuato  da  Austria  e
Prussia. All'impossibilit di aiuti esterni si unirono i contrasti tra
gli  insorti e la loro incapacit di mobilitare il popolo, formato  in
gran  parte da contadini, sottoposti a dure condizioni di  vita  e  di
lavoro,  spesso  proprio da parte di coloro, nobili  e  borghesi,  che
guidavano  la rivolta. Questa, pertanto, vide fallire ogni possibilit
di  riuscita: Varsavia cadde l'8 settembre 1831; alla sconfitta  segu
una  repressione  durissima, per evitare la quale  molti  patrioti  ed
intellettuali si rifugiarono all'estero.
